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Buone pratiche di Banche ed istituti di credito per l'integrazione di migranti e rifugiati

Investing in People è un Progetto promosso dal Cospe che a sostegno e promozione di politiche di integrazione economica e sociale di migranti e rifugiati, rivolgendosi in particolare ai problemi di accesso ai servizi bancari e di credito.

Partendo dall’assunto che l’integrazione economica è un momento fondamentale di un più complesso processo di integrazione che riguarda la vita dei cittadini migranti, obiettivo del progetto è analizzare le pratiche promosse dalle banche nei confronti di cittadini migranti e rifugiati, evidenziando in particolare le modalità di accesso ai servizi bancari e finanziari, le caratteristiche dei servizi offerti, i bisogni specifici dei cittadini stranieri.

L'accesso ai servizi bancari da parte dei migranti è un problema dovuto al fatto che spesso i migranti non riescono a soddisfare le garanzie richieste dagli istituti creditizi e finanziari, ma esperienze locali in alcuni paesi hanno mostrato come alcune di queste difficoltà possano essere superati attraverso iniziative da parte di enti pubblici e attori della società civile. Attraverso la collaborazione tra differenti attori - clienti migranti, ONG, enti locali e parti sociali, il progetto punta a identificare soluzioni che possano preparare la strada per una migliore integrazione.

L’azione principale del progetto è una ricerca, realizzata a livello locale, nazionale e transnazionale, con l’obiettivo di mettere in rilievo buone prassi e esperienze di eccellenza, ma anche limiti e difficoltà delle più recenti e significative esperienze, attraverso interviste e colloqui a responsabili di istituti bancari, a cittadini migranti, a rappresentanti di autorità pubbliche e associazioni di categoria, indispensabili per avere un quadro approfondito della situazione e esprimere delle linee guida specifiche.

A giugno del 2009 è stata presentata la ricerca finale da cui emergono alcuni dati significativi: il 61% degli intervistati è titolare di un conte corrente, che sale al 66% se si considerano solo gli aventi diritto, titolari di un permesso di soggiorno. C’è però anche una fascia non trascurabile di soggetti non bancarizzati che trova svantaggiosa la propria situazione e vorrebbe inserirsi nel circuito bancario, se ne avesse la possibilità. Da segnalare che il 39% degli intervistati ha il conto corrente presso Poste Italiane (49% in Puglia, 32% in Emilia Romagna, in Toscana il 28,7%). Il 72% degli intervistati invia rimesse nel paese di origine utilizzando in maggioranza agenzie specializzate (56%) e trasferimenti informali (22%). Solo il 12 % utilizzagli istituti bancari e il 10% le Poste.

Lo studio inoltre sottolinea come, rispetto ad alcuni anni fa, siano aumentate le buone pratiche in questo senso: alcuni gruppi bancari hanno sviluppato prodotti mirati per i migranti e lavorato per una migliore strategia di accoglienza. D’altra parte, restano ancora diversi ostacoli che rendono difficile l’accesso al credito soprattutto per quei migranti che intendono avviare o consolidare le proprie imprese, che segnalano infatti molte difficoltà ad accedere a prestiti bancari.

Leggi la ricerca.

 

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