Nel Giugno 2008 la Fondazione Culturale Responsabilità Etica partecipa alla sua prima assemblea dei soci di ENI 10 giugno) ed Enel (11 Giugno) in veste di azionista. Il suo compito è denunciare il comportamento spregiudicato di Eni in Nigeria e Kazakistan e la politica energetica di Enel fortemente orientata allo sfruttamento di fonti inquinanti e pericolose per l'ambiente e le persone come il nucleare e il carbone e la costruzione delle grandi dighe.

ENI sotto esame per le violazioni ambientali e sociali in Nigeria e Kazakistan, assemblea azionisti 2008 

Forte critica alla politica energetica del Gruppo Enel, assemblea azionisti 2008

Da anni diverse organizzazioni della società civile e internazionale lavorano per chiedere ad ENEL una maggiore sostenibilità e attenzione alle tematiche ambientali.

Uno dei problemi più urgenti e di maggiore importanza riguarda l’impatto di ENEL in termini di emissioni di gas serra e quindi sui cambiamenti climatici.

Negli ultimi anni è stata intensificata la diversificazione dei propri investimenti, puntando su altre forme di energia. Si tratta purtroppo di soluzioni che hanno spesso degli impatti ambientali, sociali e sui diritti umani che possono essere potenzialmente addirittura peggiori di quelli legati allo sfruttamento dei combustibili fossili.

I punti su cui si focalizza l’azione della Fondazione nell’assemblea di Enel sono:

1) Investimenti nel nucleare che comporta invece enormi rischi ambientali e per la salute umana e delle specie viventi. Si tratta di una soluzione poco conveniente economicamente e con alcuni problemi fondamentali, dalla gestione delle scorie alla sicurezza, che non sono ancora stati risolti.

2) investimenti nella realizzazione di grandi dighe che provocano lo spostamento forzato di interi villaggi e popolazioni, e la loro realizzazione altera in maniera radicale gli ecosistemi delle regioni coinvolte

3) La presenza, nel bilancio consolidato ENEL, di decine di società controllate e partecipate in Paesi a tassazione agevolata e in territori considerati come veri e propri paradisi fiscali

Da anni diverse organizzazioni della società civile e internazionale lavorano per chiedere ad ENEL una maggiore sostenibilità e attenzione alle tematiche ambientali.

Uno dei problemi più urgenti e di maggiore importanza riguarda l’impatto di ENEL in termini di emissioni di gas serra e quindi sui cambiamenti climatici.

Negli ultimi anni è stata intensificata la diversificazione dei propri investimenti, puntando su altre forme di energia. Si tratta purtroppo di soluzioni che hanno spesso degli impatti ambientali, sociali e sui diritti umani che possono essere potenzialmente addirittura peggiori di quelli legati allo sfruttamento dei combustibili fossili.

I punti su cui si focalizza l’azione della Fondazione nell’assemblea di Enel sono:

1) Investimenti nel nucleare che comporta invece enormi rischi ambientali e per la salute umana e delle specie viventi. Si tratta di una soluzione poco conveniente economicamente e con alcuni problemi fondamentali, dalla gestione delle scorie alla sicurezza, che non sono ancora stati risolti.

2) investimenti nella realizzazione di grandi dighe che provocano lo spostamento forzato di interi villaggi e popolazioni, e la loro realizzazione altera in maniera radicale gli ecosistemi delle regioni coinvolte

3) La presenza, nel bilancio consolidato ENEL, di decine di società controllate e partecipate in Paesi a tassazione agevolata e in territori considerati come veri e propri paradisi fiscali

Tra le grandi imprese italiane, l’ENI è sicuramente una di quelle che più spesso sono state oggetto di campagne di pressione, informazione e denuncia. Si tratta di una delle pochissime imprese italiane attive su scala globale.

Il settore prioritario dell’ENI, petrolio e combustibili fossili, è uno di quelli con i maggiori impatti e potenziali conseguenze negative dal punto di vista ambientale, sociale, dei diritti umani.

Sono diversi i progetti particolarmente critici o delicati, in particolare nel Sud del mondo, nei quali è coinvolta l’ENI o sue società controllate e che riguardano l'estrazione del petrolio, la costruzione di gasdotti e oleodotti, in particolare in questi anni la FCRE ha interpellato la dirigenza Eni su alcuni punti:

1. Gli investimenti in Nigeria e la pratica del gas flaryng, la presenza in Kazakistan.

2. La presenza in alcuni paradisi fiscali in contraddizione con quanto affermato dal Ministero del tesoro (azionista di maggioranza) sulla lotta contro gli stessi

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