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Ogni giorno ci capita di utilizzare dei sistemi di scambio con un valore simbolico e commerciale complementare al denaro: abbiamo tutti una certa familiarità con i ticket restaurant o con i punti dei programmi fedeltà (quelli delle compagnie aeree che premiano i frequent flyer o quelli dei supermercati che consentono ai clienti di acquisire punti sulla base dei loro acquisti e di trasformarli in sconti per ulteriori acquisti o decurtazione del costo della spesa totale). Si tratta pur sempre di “monete” che consentono di acquistare beni o servizi e sono complementari alla moneta corrente ufficiale. Si stima che nel mondo oggi esistano circa 5.000 monete complementari (o sistemi di scambio che ad esse possano essere assimilabili) utilizzate da diverse comunità sulla base di sistemi articolati e diversificati. Al di là della denominazione con cui le vogliamo indicare – monete locali, sociali, comunitarie, solidali, parallele, complementari – queste monete sono tutte caratterizzate da un qualche rapporto con la moneta ufficiale e con uno spazio, fisico o virtuale, certo e delimitato.

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 Il divario culturale delle aree rurali fragili 

Rovigo, 17-18 marzo 2017

La Fondazione Finanza Etica, il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, Banca Popolare Etica, l'Università di Trieste e la Cooperativa Sociale ‘Porto Alegre’ organizzano la XII edizione del convegno Aree Fragili. 

Il termine divario o gap è provocatorio, la cultura non si misura su una scala, però le gerarchie del sapere esistono e pesano nelle relazioni fra persone e fra territori. Il campo da esplorare per le aree fragili è vastissimo, variegato, con qualche insidia che va dall’idea che la cultura sia tutto fino al suo contrario, che abbia un rango culturale anche la più banale delle manifestazioni ludiche. È evidente poi che intervengono tradizioni disciplinari diverse, ognuna con un suo linguaggio e bagaglio concettuale. Ma la rilevanza del tema è enorme se solo si pensa che a suo tempo l’Unione Europea ha puntato molto sulla società della conoscenza per fondare un rinascimento delle campagne e delle periferie. La cultura è un potente strumento di comunicazione a va analizzata anche rispetto ad una funzione per le aree fragili. Sì perché la scelta del tema – divario culturale – ha finalità pratiche e politiche. Serve a verificare se e quanto la cultura è uno strumento di crescita per comunità rurali definibili come interne o marginali, poco resilienti o fragili. Si useranno tre criteri: 1) la pertinenza della cultura per la comunità di pratiche ‘aree fragili’ ovvero se la cultura sia una questione (issue) che richiede risposte; 2) i grandi cambiamenti culturali avvenuti nelle aree rurali fragili, e infine; 3) campi di intervento urgenti e promettenti sulla scia della tradizione dei convegni aree fragili pronti a descrivere carenze e segni di cambiamento in senso positivo.

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L'Associazione “Sabrina Sganga”, Controradio, Controradio CLUB, Banca Etica e Cospe hanno presentato il 2 marzo la V° edizione del Premio giornalistico Sabrina Sganga - Questione di Stili 2017 dedicata al tema Obiettivo Salute: saperi integrati per prevenzione e cura sostenibili. Le nuove sfide del diritto alla salute, benessere, prevenzione e cura fra medicina convenzionale e medicina integrata. A titolo esemplifcativo e non esaustivo si indicano di seguito alcune tematiche collegate al tema dell'anno: accessibilità, sostenibilità, economia, nuovi sistemi di cura innovativi, diritti, salute e benessere, inclusione, prevenzione, integrazione, stili di vita, multidisciplinarità, trasformazione, cultura, innovazione, sperimentazione cruelty free, storie positive e propositive.

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Greenpeace ha lanciato una campagna contro Goliat, il gigantesco progetto petrolifero nel Mare di Barents meridionale, al largo della costa norvegese, che appartiene per il 65% a Eni e per il 35% alla compagnia statale norvegese  Statoil. Gli ambientalisti spiegano che <<Il giacimento è stato scoperto nel 2000 e dal 2004 ci siamo opposti alle prime trivellazioni: non solo perché trivellare l’Artico è ingiusto dal punto di vista ambientale, ma perché sappiamo che è difficile e che nessuno può farlo senza pericoli. Tantomeno Eni>>. Secondo Greenpeace infatti il progetto Goliat non è unprogetto sicuro con «Oltre una dozzina di incidenti nel 2016. Non meno di sei notifiche di perdite di gas o di rilevamenti di gas sulla piattaforma in 5 mesi di attività.  Un black out al sistema elettrico a fine agosto scorso. Un disastro sfiorato nel 2012, quando una delle piattaforme attive nel campo Goliat, la Scarabeo 8, si inclinò pericolosamente».

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Il CdA di ENI ha rinnovato la fiducia a Claudio Descalzi (Amministratore Delegato e componente dello stesso CdA) dopo il rinvio a giudizio per “corruzione internazionale” per il presunto versamento di 1,92 miliardi di dollari che ENI avrebbe versato a ministri e uomini politici nigeriani per ottenere la concessione petrolifera “OPL245” nella regione del delta del Niger.
 
 
In un comunicato ENI si dice certa dell'estraneità ai fatti del proprio Amministratore e ribadisce la fiducia nella magistratura, un rinnovo di fiducia che suona come un'autoassoluzione preventiva. Ma quello che ci interesserebbe sapere è: cosa ne pensa di questa vicenda l'azionista di riferimento di ENI? 
Parliamo dello Stato italiano, che detiene il 30,1% della società. Cosa pensa il Governo di questa presunta corruzione del governo di un altro Stato Sovrano? Può tacere? Noi crediamo di no. Anche perché ENI ha già pagato 250 milioni di euro nel 2010 alle autorità americane come patteggiamento per chiudere il caso di “Bonny Island”, sempre in Nigeria per corruzione internazionale.

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