La Campagna per la trasparenza nell'uso dei derivati finanziari

E' una campagna lanciata a ottobre del 2008 da Finansol con lo scopo di fare luce sull'utilizzo dei prodotti finanziari derivati da parte degli enti locali. Sono moltissimi gli enti locali, dai piccoli comuni ad alcune regioni, che negli scorsi anni hanno acquistato dei prodotti derivati, spesso senza capirne il reale utilizzo e i rischi. 

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Il mondo sceglie di contrastare l’incontrollato commercio di armi!
Il Trattato sarà adottato entro il 2012 e rappresenta un grande successo per la campagna internazionale Control arms.

Comunicato Stampa: Venerdì 30 ottobre, dopo anni di discussioni e dibattiti, stimolati soprattutto dalla campagna internazionale Control Arms di cui anche Rete Disarmo fa parte, le Nazioni Unite hanno concordato un calendario definitivo per scrivere ed adottare un “forte e robusto” Trattato Internazionale sui Trasferimenti di Armi. Il Trattato (conosciuto in sigla come ATT) dovrà avere “i più alti standard diffusi” per poter controllare il commercio ed il trasporto delle armi convenzionali in giro per il mondo.
Si tratta di un successo importantissimo per tutto il movimento mondiale del disarmo e del controllo degli armamenti, ottenuto grazie al voto favorevole di 153 governi (tra cui Italia, Stati Uniti e tutti i più grandi stati del commercio di armi come Gran Bretagna, Francia e Germania) all’astensione di 19 (tra cui Russia, Cina, India, Egitto, Cuba, Iran, Libia) e ad un solo voto contrario: quello dello Zimbabwe. Va notato il deciso cambio di rotta degli Stati Uniti (il paese che è maggio produttore, venditore e commerciante di armi) che, diversamente da tutti i precedenti passi del percorso del Trattato alle Nazioni Unite, hanno votato in favore della risoluzione adottata, che porterà come risultato la finalizzazione del Trattato entro il Luglio del 2012.
Attualmente nel mondo non esiste una regolazione comune del commercio di armi, ma ci si affida direttamente alle legislazioni nazionali che sono disomogenee e spesso incomplete. “E’ un risultato grandissimo” ha commentato Rebecca Peters, direttore della coalizione mondiale IANSA (International Action Network on Small Arms), “perché per troppo tempo il mondo è stato compiacente riguardo all’effetto devastante di un flusso non regolato di armi. Tutte le nazioni partecipano al commercio di armi convenzionale e devono quindi anche condividere i danni e le conseguenze: morte diffusa, grandi quantità di feriti, violazione dei diritti umani”. “Si tratta davvero di una buonissima notizia” fa eco Francesco Vignarca, coordinatore delle attività nazionali della Rete Italiana per il Disarmo (composta da circa 30 organismi attivi su questi temi) “anche e soprattutto per noi che abbiamo lavorato da alcuni anni a questa parte alla campagna Control Arms.
Una campagna innovativa - la prima vera campagna di opinione politica a livello mondiale - che anche in Italia ha ottenuto un buon successo con oltre 40.000 volti raccolti per la Petizione da un Milione di volti. Era questo lo strumento scelto per premere sui Governi e renderli consapevoli che il commercio indiscriminato di armi è una stortura che crea solo problemi. Sembra ieri che si raccoglievano le immagini delle persone agli incontri, ai banchetti, alla Marcia Perugia-Assisi... bene ora possiamo dire a tutte quelle persone che il loro ‘metterci la faccia’ è servito davvero a qualcosa”. Il fatto che finalmente i Governi abbiano scelto di negoziare dei controlli legali su questo commercio mortale non deve però bloccare la spinta della società civile, che deve continuare a lavorare affinché un trattato forte sia adottato nel 2012. La risoluzione votata ieri indica che il Trattato dovrà essere negoziato in una serie di incontri culminanti in una conferenza dell’ONU nel luglio 2012. L’accordo finale dovrebbe imporre agli Stati di regolare strettamente il commercio internazionale di armi facendo riferimento a principi legislativi che devono avere come obiettivo la riduzione dei costi umani associati alla proliferazione delle armi convenzionali. La risoluzione riconosce inoltre che i trasferimenti di armi contribuiscono ai conflitti armati, all’esodo forzato delle popolazioni, supportano il crimine organizzato e terrorismo e come conseguenza indeboliscono la pace, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile.
Il Trattato internazionale ha inoltre “bisogno di una ‘regola d’oro’ che possa fermare qualsiasi proposta di vendita di armi che possieda un rischio sostanziale di essere usata per serie violazioni dei diritti umani o crimini di guerra” - afferma Brian Wood, responsabile del controllo armamenti per Amnesty International - “una regola che potrebbe salvare davvero la vita di centinaia di migliaia di persone e proteggere la sicurezza di molti milioni”.
La campagna Control Arms (formata da centinaia di ONG in oltre 100 paesi) nell’accogliere con soddisfazione il voto in sede ONU sollecita i Governi a mantenere l’inerzia di questa storica decisione per garantire davvero che il Trattato abbia solidi standard capaci di entrare compiutamente nel complesso mondo del commercio delle armi. Qualche riserva infatti è stata espressa sulla procedura pianificata per la Conferenza ONU finale sul Trattato, che potrebbe dare un sostanziale diritto di veto a ciascuno Stato sulle decisioni definitive prese in quella sede.
La Campagna chiede di impedire che un piccolo numero di Stati scettici possa dirottare il percorso verso un Trattato forte quando è ormai chiaro che il mondo vuole una legislazione forte. “E’ vitale che ora i Governi, specialmente quelli che hanno votato a favore come l’Italia, mantengano alta la pressione per un Trattato forte, ed anche noi come Rete Italiana per il Disarmo e Campagna Control Arms in Italia continueremo a fare la nostra parte per raggiungere questo storico risultato. Non dimentichiamoci poi che il nostro paese è uno dei maggiori attori della produzione e del commercio di armi, e deve quindi assumersi la propria responsabilità per regolare una situazione che, quando come ora è incontrollata, provoca disastri e impatti molto negativi in gran parte del mondo” conclude Francesco Vignarca. Il voto di ciascun paese è visualizzabile a questo indirizzo http://www.iansa.org/un/1com09-results.htm
Per qualsiasi ulteriore informazione o per intervistare gli esperti di Rete Italiana per il Disarmo o i responsabili internazionali della campagna Control Arms si prega di contattare la segreteria della Rete Disarmo alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al numero 328/3399267Per notizie e informazioni sull’attività della Rete Italiana per il Disarmo si veda il sito www.disarmo.org
Per informazioni sugli altri passi della campagna Control Arms si vedano i siti www.controlarms.it e www.controlarms.org rete disarmo

 

Più di 4.000 partecipanti, 300 organizzazioni e reti provenienti da 28 paesi europei e non solo, si sono incontrati alla Fortezza da Basso di Firenze dall'8 all'11 novembre per dibattere e pianificare insieme strategie per un'altra Europa. Più di 100 riunioni hanno avuto luogo e molte nuove reti e campagne sono state lanciate. Un appello per un'azione comune e un percorso  sono emersi dalla convergenza  finale:

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Obiettivo 1
Eliminare la povertà e la fame nel mondo

La povertà viene spesso rappresentata o intesa solo come scarsità di reddito. Si tratta di una visione riduttiva: in realtà, la povertà va intesa come una condizione di continuata o cronica deprivazione di risorse, capacità, scelte, sicurezza e potere indispensabili a vivere in condizioni dignitose e al godimento dei diritti umani fondamentali.
I dati del Rapporto UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo): Oltre 1,2 milioni di persone, un quinto della popolazione mondiale, sopravvive con meno di un euro al giorno.
Il traguardo: dimezzare tra il 1990 e il 2015 la percentuale di persone il cui reddito è inferiore a 1 dollaro USA al giorno.
Eliminare la fame
I dati del Rapporto UNDP: I dati del 2000 denunciano la sottoalimentazione di 448 milioni di bambini sotto i cinque anni.
Il traguardo: dimezzare entro il 2015 la percentuale di persone che soffrono di fame.
Obiettivo 2
Assicurare l'istruzione elementare universale

La mancanza di educazione priva una persona delle sue potenzialità. Priva inoltre le società delle fondamenta dello sviluppo sostenibile, dal momento che l’educazione ha un ruolo cruciale al fine di migliorare la salute, l’alimentazione e la produttività. L’obiettivo educativo è quindi cruciale per poter raggiungere gli altri obiettivi.
I dati del Rapporto UNDP: Nel complesso, l’80% dei bambini delle regioni in via di sviluppo sono iscritti a scuola. Tuttavia, circa 115 milioni di bambini non frequentano la scuola elementare e il tasso di iscrizione è drammaticamente basso in Africa sub-sahariana (57%) e in Asia meridionale (84%).
Il traguardo: Assicurare che, entro il 2015, i bambini in ogni luogo, i ragazzi e le ragazze, siano in grado di completare un ciclo completo di istruzione primaria.
Le necessità: Un sistema equo stimola migliori risultati: sono i paesi che offrono maggiore sostegno finanziario alle famiglie più povere e che investono di più nella scuola elementare ad ottenere i migliori risultati.
Obiettivo 3
Promuovere l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne

Le donne hanno un’influenza enorme sul benessere delle famiglie e delle società. Tuttavia, il loro potenziale non si realizza pienamente a causa di norme sociali ed economiche che le discriminano, e di ostacoli giuridici.
I dati del Rapporto UNDP: anche se lo status delle donne è migliorato negli ultimi decenni, le disuguaglianze di genere sono ancora diffuse. Ai tassi correnti l’uguaglianza di genere nell’istruzione non sarà ottenuta fino al 2025, 20 anni dopo l’obiettivo fissato dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
Il traguardo: eliminare la disuguaglianza di genere nell’istruzione primaria e secondaria preferibilmente entro il 2005 e a tutti i livelli di istruzione entro il 2015. Le necessità: promuovere pari opportunità e maggiore influenza per le donne in tutti i diversi aspetti è un obiettivo fondamentale della Dichiarazione del Millennio, anche se l’eliminazione delle disuguaglianze nelle scuole elementari e secondarie è l’unica meta esplicitata.
Obiettivo 4
Diminuire la mortalità infantile

I dati del Rapporto UNDP: ogni anno oltre 10 milioni di bambini muoiono di malattie che si possono prevenire e curare, per disidratazione, per fame 30.000 bambini al giorno.
Il traguardo: ridurre di due terzi, tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità infantile al di sotto dei cinque anni d’età.
Le necessità: gli interventi devono concentrarsi nelle aree della nutrizione, delle malattie infettive e parassitarie e delle vaccinazioni, e devono essere realizzati attraverso un sistema di assistenza sanitaria di base rafforzato.
Obiettivo 5
Migliorare la salute materna

Se negli ultimi due decenni molti altri indicatori di salute sono migliorati, pochi risultati sono stati raggiunti, invece, per diminuire il numero di decessi legati a complicazioni insorte con la gravidanza o il parto: ogni anno, oltre mezzo milione di donne muore per cause legate alla gravidanza o al parto e queste morti avvengono in Africa sub-sahariana con una frequenza 100 volte superiore a quanto non avvenga nei Paesi ricchi dell'OCSE.
I dati del Rapporto UNDP: ogni minuto, nei paesi in via di sviluppo una donna muore per cause legate alla gravidanza o al parto. Sono 1.400 donne ogni giorno, oltre 500.000 ogni anno.
Il traguardo: ridurre di tre quarti, tra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità materna. Le necessità:  la maggior parte delle donne che muoiono per cause legate alla gravidanza o al parto vivono nei Paesi poveri. Per far sì che i parti possano essere più sicuri bisogna essere in grado di offrire alle donne l'assistenza di ostetriche o di personale qualificato.
Obiettivo 6
Combattere l’HIV/AIDS, la tubercolosi, la malaria e le altre malattie

Ogni giorno più di 10 milioni di bambini muoiono di malattie che potrebbero essere prevenute.
I dati del Rapporto UNDP: negli ultimi vent'anni, l'HIV/AIDS è stato il fenomeno che ha avuto l'impatto più devastante sulle politiche di sviluppo. I primi casi sono stati identificati nei primi anni Ottanta. Già nel 1990 erano state infettate circa 10 milioni di persone. Oggi, nel mondo, circa 42 milioni di persone hanno contratto l'HIV/AIDS: 39 milioni vivono nei Paesi poveri.
Il traguardo: aver arrestato, entro il 2015, e invertito la tendenza alla diffusione dell’HIV/AIDS.
Le necessità: nell’affrontare l’HIV/AIDS è necessaria una forte leadership per superare l’inerzia stituzionale e affrontare i problemi sociali che alimentano l’epidemia, tra cui la discriminazione e i rapporti di potere diseguali fra omini e donne . La percentuale di donne affette da HIV/AIDS è aumentata considerevolmente dal 41% nel 1997 al 50% alla fine del 2002.
Obiettivo 7
Assicurare la sostenibilità ambientale

Assicurare la sostenibilità ambientale comporta il raggiungimento di forme di sviluppo sostenibile e l'abilità di preservare per le generazioni future la capacità ri -produttiva degli ecosistemi naturali. Si tratta di impegnarsi in una varietà di politiche in grado di invertire la tendenza rispetto ai danni ambientali che si producono e di migliorare il management degli ecosistemi.
I dati del Rapporto UNDP: Il degrado del suolo è un problema che tocca quasi 2 miliardi di ettari di terra, danneggiando il sostentamento di almeno 1 miliardo di individui che vivono sulla terra-ferma.
Il traguardo: integrare i principi di sviluppo sostenibile nelle politiche dei paesi e nei programmi e arrestare la istruzione delle risorse ambientali.
Le necessità: da un lato, si tratta di far fronte alla scarsità di risorse naturali cui hanno accesso popolazioni povere; dall'altro, di rimediare ai danni ambientali causati dagli intensi consumi delle popolazioni ricche: molti problemi ambientali sono originati dai modelli di produzione e consumo, soprattutto nei Paesi ricchi. Obiettivo 8
Sviluppare una partnership globale per lo sviluppo

Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio riconoscono esplicitamente che si può eliminare la povertà solo attraverso una "partnership globale per lo sviluppo", che veda tutti i Paesi reciprocamente impegnati rispetto a responsabilità specifiche.
I dati del Rapporto UNDP: mai come oggi le nazioni che possono sostenere finanziariamente la cooperazione internazionale sono state così ricche. Nondimeno, destiniamo a chi si trova in condizioni di bisogno meno di quanto facessimo all'inizio degli anni Sessanta. L'attuale paradosso è che 26 dei 31 Paesi più indigenti ricevono oggi solo il 7,6% del totale degli aiuti internazionali: meno di quanto ricevevano nel 1990 (11,9%).
Il traguardo: entro il 2015, i 189 stati membri si sono impegnati ad espletare una serie di interventi di sviluppo, principalmente in quattro aree: cooperazione allo sviluppo, debito estero, commercio internazionale, trasferimento delle tecnologie.
Le necessità:  eliminare i sussidi alle esportazioni agricole (sussidi che provocano forti distorsioni dei prezzi sul mercato mondiale, diminuiscono la competitività dei produttori agricoli dei paesi poveri e ne distruggono i mercati locali di auto-sostentamento) entro il 2010.

logoVSValore Sociale insieme a Terra Futura presentano presenta la seconda edizione del Premio “Organizzazioni verso Valore Sociale”.
Il riconoscimento si propone di premiare le realtà che hanno adottato politiche e comportamenti riconoscibili come particolarmente innovativi per lo sviluppo di percorsi di responsabilità sociale d’impresa. I partecipanti dovranno dimostrare di aver privilegiato criteri a garanzia della correttezza sociale ed ambientale dei prodotti e dei servizi da essi offerti, e ad aver apportato, tramite i loro sistemi di gestione della responsabilità sociale, un sensibile progresso in materia di RSI.

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