Si è svolta a Cracovia in Polonia, dal 26 al 31 luglio 2016, la Giornata Mondiale della Gioventù, per l'occasione giovani di tutto il mondo hanno fatto appello a Papa Francesco per chiedere di incoraggiare apertamente il disinvestimento dalle fonti fossili all’interno del mondo cattolico. 

L'appello, scritto da 350.org è stato firmato da da oltre 140 organizzazioni e movimenti giovanili di ogni parte del mondo. L'appello rappresenta un’importante iniziativa perché all’interno della Chiesa Cattolica venga avvertita come sempre più impellente l’esigenza morale di abbandonare gli investimenti nell’industria delle fonti fossili. Pubblicato sul sito di Italian Climate Network  è stato promosso e diffuso dalla campagna campagna #DivestItaly a cui partecipa anche la Fondazione di Banca Etica. La campagna è incentrata sulla questione del disinvestimento dall’industria delle fonti fossili e si sta rivolgendo prioritariamente proprio agli istituti e organizzazioni cattoliche per incoraggiarle a disinvestire dalle fonti fossili.

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Novo Modo torna dal 21 al 23 ottobre a Firenze, la manifestazione culturale organizzata dalla FCRE e promossa da un'ampia rete realtà e organizzazioni della società civile, che apre a cittadini, organizzazioni, imprese e istituzioni un luogo di confronto sui modelli di economia, società, finanza che vogliamo proporre e praticare.

 

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La Fondazione di Banca Etica, da nove anni azionista critico di grandi aziende italiane del settore petrolio e energia (Eni ed Enel) e, da ultimo, della difesa (Finmeccanica-Leonardo), entra a far parte di ERIN (European Responsible Investment Network), il primo network europeo che raggruppa 25 realtà della società civile europea nato per promuovere l'investimento responsabile e l'azionariato attivo. Il network, lanciato a Giugno con una conferenza a Berlino promossa dalla ong britannica ShareAction, si pone l'obiettivo, ambizioso ma non impossibile, di creare un percorso di engagement - dialogo e coinvolgimento - con fondi pensioni europei e grandi investitori verso obiettivi di sostenibilità. Due i temi posti al centro del dibattito sull'azionariato attivo: i diritti dei lavoratori e le questioni ambientali, in particolare il disinvestimento dai combustibili fossili.

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Stimolati dalla domanda “Come potrebbe essere – nel migliore dei mondi possibili, possibili veramente considerando mafie, burocrazia, crisi ecc – l’Italia nel 2040?” abbiamo provato a dare risposta, ad analizzare, ad immaginare e a disegnare percorsi reali per arrivare nel 2040 ad “un’economia circolare, centrata sul benessere dell’individuo, della comunità, degli ecosistemi e su una più equa ripartizione della ricchezza”

Abbiamo preso parte ad un progetto innovativo che, visti i risultati, smentisce lo stereotipo dell'Italia come paese della sindrome nimby, not in my back yard, dove le persone si attivano solo se viene toccato il loro piccolo giardino. Stiamo parlando del progetto Italia che cambia che ha partire dal 2012, ha incontrato centinaia di progetti che si basano proprio sulla capacità di collaborare, sulle reti virtuali e reali, sulle comunità che si attivano.

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Si è conclusa il 14 luglio la due giorni di iniziative organizzate a Roma da Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Rete Italiana per il Disarmo e dalla Campagna Sbilanciamoci!  per scuotere l'attenzione di società civile e parlamentari sullo stato della produzione e del commercio d'armi e sulla necessità di ripristinare tutti gli strumenti di trasparenza della legge 185/90 (e di utilizzare appieno la ratifica italiana dell’accordo internazionale sul Commercio delle Armi (Arms Trade Treaty), entrato in vigore a dicembre 2014. 

La situazione delineata nel corso del seminario del 13 luglio è di estrema gravità: l'Italia risulterebbe retrocessa ad una situazione per alcuni aspetti assimilabile al contesto precedente l’introduzione della legge 185/90 sul controllo del commercio delle armi. La strutturale violazione dello spirito e della lettera della norma vigente ha svuotato del tutto la funzione del Parlamento su questa materia, cosa che giustifica l'aumento delle esportazioni italiane. 

L'incontro si è chiuso con una rinnovata volontà di azione per riattivare l’opinione pubblica sulle spese militari e ripristinare un rigoroso controllo sul commercio di armi in Italia.

Segue il comunicato.

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