comunicato stampa dalla Rete Italiana per il Disarmo
 
La Rete Italiana per il Disarmo esprime la propria soddisfazione per la conferma di apertura di un'inchiesta, da parte della Procura di Brescia, sulle forniture di bombe italiane al regno saudita a seguito dell'esposto presentato da RID in diverse città italiane a Gennaio 2016. La notizia di possibile reato era relativa alla violazione dell'articolo 1 della legge 185/90 che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di confitto armato e che violano i diritti umani. Rete Italiana per il Disarmo esplicita a riguardo la piena disponibilità a collaborare con i Magistrati di Brescia, in particolare con il dott. Salamone titolare del fascicolo.

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Nuovo appello di 260 economisti e accademici a sostegno della TTF

 

La tassa può raccogliere fino a 22 miliardi di euro all'anno

Lettera appello degli economisti a favore della TTF

Video sulla TTF

Roma 07.10.2016 - A pochi giorni dai vertici dell'Eurogruppo e dell'Ecofin, 260 economisti ed accademici da 23 paesi rivolgono un appello ai 10 ministri delle finanze e capi di stato e di governo europei, tra cui il Ministro Pier Carlo Padoan e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, affinchè, dopo oltre tre anni di negoziato, reiterati impegni pubblici e scadenze posticipate, si arrivi finalmente ad annunciare il raggiungimento di un accordo sulla Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie (TTF).

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Valori ottobre esce con un dossier che illumina il lato oscuro dell’economia condivisa, preda facile di speculatori che spostano enormi guadagni dalle attività locali alle proprie tasche, a partire dalla Silicon Valley

Perché l’esplosione della sharing economy, che potrebbe portarla in 10 anni a moltiplicare il fatturato dagli attuali 15 a 335 miliardi di dollari, sta evidenziando diverse criticità. E urgono regole nuove e mirate (in proposito l’editoriale del direttore Andrea Di Stefano). 
Il giornale prosegue in finanza etica con un’inchiesta su Giampietro Nattino, presidente di Banca Finnat Euramerica, una banca privata romana, sospettato di aggiotaggio e riciclaggio tramite conti cifrati indagati dalla Santa Sede; e poi ci conduce alla scoperta dei Social Bond, cioè le obbligazioni sostenibili, che guadagnano collocamenti per 15,6 miliardi di dollari, candidandosi a un successo “mainstream”, seppure non imminente.

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di Mauro Meggiolaro, pubblicato su Valori

Ai primi di settembre il gigante petrolifero italiano Eni è stato cancellato dal Dow Jones Sustainability Index (DJSI), l’indice azionario etico più importante a livello globale. L’abbiamo scritto qualche giorno fa su Valori (link: https://goo.gl/JsrLyH). Sul sito di Eticanews, che ha lanciato la notizia in anteprima, è arrivata una precisazione da parte di un portavoce del “cane a sei zampe”: «Eni non è stata esclusa dall’indice ma ha deciso intenzionalmente di non aderirvi poiché ha scelto di partecipare attivamente agli indici che attualmente maggiormente rispecchiano la realtà e le problematiche del proprio settore quali per esempio il FTSE4Good e il CDP» (link: https://goo.gl/bOCRh6).

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Appuntamento a Firenze per la III edizione dal 21 al 23 ottobre

presso l’Auditorium di Sant’Apollonia

Relazioni/Conflitti: le relazioni che trasformano i conflitti in dialogo. E’ questo il tema della terza edizione di Novo Modo, i tre giorni di incontro e confronto in programma tra poco di un mese presso l’Auditorium di Sant’Apollonia a Firenze.

A chiarire il perché della scelta dei temi centrali di questa edizione, che si terrà dal 21 al 23 ottobre, è Andrea Baranes, presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, tra gli organizzatori dell'evento: “pensiamo alle crescenti tensioni sociali all'interno dell'Europa e dei suoi singoli Paesi. Democrazia contro tecnocrazia, solidarietà contro pulsioni nazionaliste e populiste sempre più forti. Un'Europa che non riesce a tirarsi fuori dalla crisi economica e finanziaria in cui è impantanata da anni e un conflitto sempre più grave tra l'1% della popolazione che detiene oltre il 50% della ricchezza su scala globale. Dopo Parigi cosa è cambiato? Sono questioni che rimettono inequivocabilmente in discussione il nostro modello di sviluppo. Dobbiamo iniziare a interrogarci sui nostri consumi e prima ancora su cosa e come produrre, una riflessione deve includere il lavoro”.

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