Pubblicato il Report di E3G sul Ruolo dell'Italia nella transizione a un'economia a basso tenore di carbonio

 

 Presentiamo un breve sunto in Italiano del Report, che si può scaricare interamente qui.
 
 

È un dato poco noto nel resto d’Europa, ma l’Italia è una delle eccellenze nel campo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica. Ha una intensità energetica del 18% inferiore alla media dei 28 paesi europei, oltre a essere il secondo maggior produttore di energie rinnovabili.

A gennaio è stato pubblicato da E3G (think tank indipendente per il cambiamento climatico che opera per accelerare la transizione globale verso un'economia a basse emissioni di carbonio) un report sul ruolo dell’Italia nella transizione europea a un'economia a basse emissioni di carbone focalizzato sulla valutazione politica-economia del processo (Italy’s Role In The European Low Carbon Transition. A Political Economy Assessment, a cura di Lisa Fischer, Tina Marie Marchand e Shane Tomlinson).

 

Rischio climatico

L'Italia è uno dei paesi a più elevato rischio climatico in Europa; la ricerca evidenzia come non sia compresa la piena portata degli impatti climatici e delle urgenze legate al rischio, così come la capacità di affrontare la sfida in modo sistemico: dal 1980 al 2015 le perdite economiche totali dovute agli eventi climatici ammontano a 65 miliardi di euro (in media 1,8 miliardi di euro l'anno), di cui solo il 3% assicurate. Solo il settore agricolo nel 2017, a causa della siccità, ha perso 2 miliardi di euro; il nord Italia, che detiene il 40% delle attività produttive del paese, è il più vulnerabile alle alluvioni; la massiccia riduzione delle masse nevose sulle Alpi, l’innalzamento del livello del mare e l’erosione delle coste ha un elevatissimo impatto sul settore turistico (11% del PIL), con una previsione di un punto percentuale di perdita per il 2050.


Transizione energetica

L’Italia sta raggiungendo velocemente l’obiettivo UE 2020 di una quota del 17% di energie rinnovabili nel mix energetico (nel 2011 il consumo totale di energia è sceso sotto l’obiettivo di 124 Mtep del 2020). L’Italia ha intenzione di eliminare gradualmente l’energia prodotta dal carbone entro il 2025, espandendo la quota di energie rinnovabili al 28%. Tuttavia, il settore energetico rappresenta l’82% delle emissioni totali di gas serra, con i combustibili fossili al 79% del mix energetico italiano (34% petrolio, 37% gas, 8% carbone), anche se il consumo di petrolio e gas è in calo dal 2004, a causa della riduzione della domanda di energia, in particolare nell'industria, e dell'aumento della quota di fonti rinnovabili. Il gas importato supera di gran lunga il consumo annuale, ma il suo sviluppo è fortemente sostenuto e sovvenzionato dal governo italiano (16,6 miliardi di euro in sussidi annuali per i combustibili fossili, la maggior parte dei quali va al settore dei trasporti; l'Italia ha la terza più alta proprietà di auto pro capite al mondo).


Sicurezza energetica

Dipendiamo in maniera molto elevata dalle importazioni (76% del consumo totale), sia per l’elettricità che per i combustibili fossili (petrolio, gas e carbone superano il 90%): la Russia svolge un ruolo importante per il gas naturale, ma in generale le fonti di approvvigionamento e le infrastrutture sono molto diversificate (Svizzera, Francia e Slovenia per l’elettricità). Siamo inoltre uno dei più grandi importatori (85%) di pellet. La strategia energetica italiana è guidata da interessi commerciali piuttosto che da preoccupazioni sull'offerta fisica o sui prezzi elevati dell'energia per i clienti domestici (abbiamo tra le tariffe più alte in Europa per l’elettricità domestica). Questo approccio si basa su un considerevole conto di importazione di energia: nel 2016 l'Italia ha speso 30 miliardi di euro per le importazioni di petrolio e gas.


Tecnologia e innovazione

L'Italia ha una forte capacità tecnologica e di innovazione nelle tecnologie manifatturiere, agroalimentari e di cogenerazione, sebbene le imprese con la capacità di guidare l'innovazione siano fortemente divise sulla transizione a bassa emissione di carbonio.

Gli indici Global Innovation and Ease of Doing Business classificano l'Italia 29 (su 127) e 50 (su 190), con capacità tecnologiche e di innovazione fortemente divise per posizione geografica (nord altamente industrializzato che crea il 75% di ricchezza del paese, sud basato sull'agricoltura). Sebbene l'Italia sia prevalentemente un'economia basata sui servizi in termini di valore aggiunto e forza lavoro, la produzione svolge un ruolo importante nel commercio regionale e globale (esportazioni totali 2016: 455 miliardi di dollari); il settore agroindustriale italiano ha il maggior numero di brevetti agroalimentari nel mondo; l’Italia è leader nella produzione di automobili e macchinari specializzati, tuttavia l'esempio di Fiat Chrysler, che finora ha prodotto solo un modello di veicoli elettrici per sfruttare finanziamenti pubblici, mostra come questo non si traduca in un settore trainante dell'innovazione. La spesa del settore privato in Italia per la ricerca e lo sviluppo è significativamente inferiore alla media UE, a causa della moltitudine di PMI a conduzione familiare, con scarso accesso ai finanziamenti o scarsa attrattiva per il capitale umano qualificato. Le capacità tecnologiche e di innovazione nei due settori cruciali per la transizione a bassa emissione di carbonio, energia e trasporti, si affida in modo sproporzionato a un piccolo gruppo di potenti imprese, vale a dire Fiat, Enel ed Eni.


Finanza e investimenti

Le carenze strutturali nel sistema finanziario e di investimento italiano, in particolare l'accesso limitato ai finanziamenti per le PMI, sono un ostacolo importante alla transizione.

Le due maggiori banche italiane (Intesa Sanpaolo e UniCredit) sono tra le prime 20 in Europa. A seguito della crisi finanziaria del 2008 il settore bancario rimane fragile (oltre 300 miliardi di euro in crediti deteriorati).  L’Italia ha 738 milioni di euro in green bond e le banche hanno erogato prestiti a progetti di energia rinnovabile per 27 miliardi di euro tra il 2007 e il 2014; tuttavia la borsa italiana è classificata al nono posto a più alta intensità di carbonio nel mondo (469 tCO2e / US $ 1 milione di vendite nel 2015) e la finanza pubblica continua a sostenere il settore del gas. Contrariamente a una tendenza globale del settore finanziario che agisce come facilitatore di una transizione a basse emissioni di carbonio, in Italia il settore finanziario ne è diventato ostacolo. Le cause: la crisi bancaria italiana, la sua incapacità di fornire un facile accesso ai finanziamenti per le PMI e un retaggio di investimenti ad alta intensità di carbonio.

Alcune buone notizie. L'Italia è stata un precursore nell'introduzione del regolamento sugli investimenti sostenibili e responsabili nel 2007 e più recentemente ha adottato la legislazione sulla divulgazione pubblica di informazioni non finanziarie delle imprese, comprese le prestazioni sociali e ambientali. L'indice di misurazione della sostenibilità sul mercato azionario classifica l’Italia al 21° posto su 55. Inoltre, l'appello di Papa Francesco per l'azione per il clima ha recentemente indotto dieci istituti cattolici italiani a disinvestire dai combustibili fossili (insieme alle loro controparti internazionali hanno ceduto un totale di $ 5,2 trilioni di dollari).


Beni pubblici

Il valore attribuito ai beni pubblici italiani, in particolare le crescenti preoccupazioni sull'impatto sanitario dell'inquinamento atmosferico urbano su famiglie e comunità, può sostenere fortemente una transizione a basse emissioni di carbonio. In Italia il concetto di "beni pubblici" assume un approccio più locale rispetto ad altri Stati membri dell'UE, concentrandosi su famiglie, comunità e territorio regionale, in linea con il ruolo preminente delle regioni nel sistema politico italiano. La spesa pubblica totale ha rappresentato circa il 19% del PIL nel 2016 (sanità 7%, istruzione 4%). Con il 14% della spesa delle famiglie, gli italiani spendono di più in cibo rispetto alla media UE. L'Italia è anche il quarto più grande mercato al dettaglio di alimenti biologici nell'UE.

I dibattiti locali e regionali sulla qualità della vita potrebbero rappresentare la chiave per un maggiore interesse dei cittadini nelle azioni a loro vantaggio e contribuire a una transizione a basse emissioni di carbonio come il trasporto elettrico, nuovi concetti di mobilità più pulita, migliore efficienza energetica degli edifici e la produzione di alimenti resistenti ai cambiamenti climatici, che può anche aiutare a preservare le tradizioni e le identità regionali.


Governo

Il complesso sistema politico italiano rende difficile lo sviluppo di una visione nazionale a lungo termine sulla transizione a basse emissioni di carbonio: ampio numero di partiti, coalizioni fragili, frequenti cambi nel governo, costante tensione sull'equilibrio di potere tra governo centrale e regioni. Alcuni poteri chiave per la decarbonizzazione e mitigazione del rischio climatico sono nelle mani delle regioni: efficienza energetica ed energie rinnovabili, protezione dell'ambiente e pianificazione territoriale. Molte città italiane fanno parte di reti transnazionali sulla sostenibilità e sui cambiamenti climatici, come il "Global Compact of Mayors", "ICLEI - Local Governments for Sustainability" o "The Climate Group". Nel 2017, oltre 3.000 comuni in Italia hanno generato il 100% della domanda di elettricità residenziale da fonti rinnovabili.


Influenza delle imprese sulla transizione a basse emissioni di carbonio

Nonostante i frequenti cambiamenti politici, un piccolo numero di grandi imprese ha un'influenza di lunga data sul governo centrale (Enel ed Eni generano una quota sostanziale delle entrate pubbliche). Il recente passaggio di Enel verso le energie rinnovabili e i servizi energetici sta aprendo nuovi spazi di dibattito nella transizione energetica in Italia. Enel ed Eni rappresentano contributi significativi al PIL (17%). I dividendi azionari del governo da parte di Enel (quota del governo pari al 23,6%, dividendo di 431,9 milioni nel 2016) ed Eni (quota del 30% tramite Cassa Depositi e Prestiti con un dividendo congiunto nel 2016 di 864,3 milioni) hanno fornito il 4% della spesa pubblica nel 2016. C’è anche un gran numero di piccole e medie imprese avanzate, ma che, a causa delle piccole dimensioni, svolgono un ruolo minimo o nullo nella definizione delle politiche.


Dibattito pubblico e transizione a basse emissioni di carbonio

Il dibattito pubblico italiano sostiene l'azione ambientale. La sua portata è tuttavia attualmente troppo limitata per guidare il cambiamento politico. La chiesa, un importante motore dell'opinione pubblica, è stata determinante nella crescita del dibattito pubblico sul cambiamento climatico.


L’impatto dell’UE in Italia

L'UE è un forte driver della modernizzazione del settore energetico italiano e dell'azione per il clima. Fornisce anche un supporto vitale per gli altri agenti nella transizione all'economia pulita: le città utilizzano le reti europee per scambiare le migliori pratiche e accedere ai finanziamenti, l'UE fornisce un sostegno finanziario per far fronte agli impatti delle catastrofi naturali (compresi quelli causati dai cambiamenti climatici) ed è un finanziatore chiave nel settore agricolo. L’80% della legislazione ambientale è di derivazione europea. La spesa annuale dell'UE in Italia è di 12 miliardi di euro, lo 0,75% del reddito nazionale lordo. Il programma energetico europeo per la ripresa (EEPR) ha erogato 438 milioni di euro di finanziamenti tra il 2009 e il 2014 per progetti di infrastrutture del gas e la Banca europea per gli investimenti ha recentemente approvato 535 milioni di euro in prestiti per migliorare le reti del gas.


Il ruolo dell'Italia nella transizione energetica dell'UE

L'Italia sta diventando il terzo più grande Stato membro dell'UE (con l’uscita del Regno Unito dalla UE) e la sua transizione energetica è una delle migliori in Europa in termini di progresso sulle energie rinnovabili e l'efficienza energetica. L'Italia è un innovatore di modelli di business in termini di transizione energetica: Enel è una delle poche grandi aziende europee del gas e dell'elettricità che ha intrapreso un chiaro percorso di transizione lontano dai fossili, incluso il gas. Elettricità Futura è una nuova associazione di imprese che comprende 700 operatori e produttori di reti elettriche convenzionali e rinnovabili sotto un unico ombrello.

L'impegno del governo a livello europeo non traduce tuttavia questa forza in influenza.

L'Italia è in gran parte un attore neutrale in molte politiche climatiche ed energetiche dell'UE. Le sue recenti posizioni riguardo alla legislazione sul clima e sull'energia del 2030 hanno evidenziato come tenda a essere neutrale o a presentare proposte di blocco che sono percepite come uno svantaggio a breve termine. Associazioni di imprese come Confindustria sono ancora molto focalizzate sul processo politico italiano piuttosto che su quello europeo. Le grandi aziende, Enel ed Eni, sono più proattive nel promuovere i loro interessi a livello europeo.


Italia a livello internazionale

Essendo l'Italia l'ottava economia del mondo e uno stato membro dell'UE con un'elevata esposizione al rischio climatico, potrebbe essere un agente credibile e influente su questi temi.

Più recentemente infatti l'Italia ha dimostrato la sua volontà di rendere l'azione per il clima più centrale per la sua più ampia politica economica ed estera. L'Italia è entrata a far parte dell'alleanza guidata dal Regno Unito-Canada "Powering Past Coal", annunciata alla conferenza sui cambiamenti climatici dell'ONU a Bonn nel novembre 2017, che dovrebbe essere applicata anche nel mondo mediterraneo e potrebbe essere strumentale nell'incoraggiare altri paesi, come la Spagna, a seguire l'esempio.

 
 
 
 

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