Imprese e diritti umani: diario da Ginevra // 2

News from Geneva, 24 Ottobre 2017
di Nicoletta Dentico
La seconda giornata dei lavori al Consiglio dei Diritti Umani, per la terza sessione plenaria del Gruppo Intergovernativo su un trattato vincolante relativo a diritti umani  e imprese  si è svolta  sotto migliori auspici, dopo le tensioni e le scaramucce diplomatiche della  giornata di apertura. Il dibattito intergovernativo è stato segnato dal progressivo  addentrarsi nel vivo della "substantive negotiation” - il vero e proprio lavoro negoziale - che tutti aspettavano. I delegati dei diversi governi, con posizioni molto variegate e talora divergenti, hanno cominciato a commentare i singoli paragrafi dell’Elements Document del trattato, che la presidenza del Gruppo Intergovernativo ha reso pubblica all’inizio di ottobre.  L’atteggiamento costruttivo tanto invocato nella prima sessione del Gruppo Intergovernativo sembra aver finalmente trovato una modalità di ingaggio - fatte salve le sorprese che sempre possono intervenire. 
Entrare nel vivo del testo,  chiedere ragguagli, proporre inserimenti, formulare obiezioni di merito, è un bel passo in avanti da parte delle delegazioni: la comunità internazionale sembra comprendere che il processo ha raggiunto un punto di non ritorno e che quindi è opportuno orientarsi alla inevitabilità di un nuovo strumento vincolante che colmi le molte lacune del diritto internazionale su questa materia. Lacune nel gestire il rapporto fra diritti umani e imprese transnazionali che non sono sanate neppure dai  Principi Guida dell’Onu, approvati nel 2011 (i principi su cui si fonda oggi la Responsabilità Sociale di Impresa). Questo dato sta emergendo abbastanza nitidamente nella fase di implementazione dei Principi Guida da parte dei paesi impegnati a farli valere.
Tra una sessione e l’altra, l' incontro bilaterale con il rappresentante della delegazione italiana presente al Consiglio dei Diritti umani questa settimana segnala la volontà di impegnarsi in questo negoziato, di preparare una posizione nazionale che raccolga le competenze dei vari dicasteri coinvolti, e la apertura dell’Unione Europea, che vuole un negoziato di sostanza. 
Piccoli passi in avanti dunque. Da registrare con prudenza. Il ruolo fondamentale  che produce la presenza della società civile e dei movimenti sociali del sud del mondo nella sale, nei loro molti e competenti interventi, non può più essere ignorata.

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