Nella Giornata Mondiale dell'Acqua torniamo all'Acqua Bene Comune

Oggi è la Giornata mondiale dell'acqua: se non vogliamo farne un appuntamento rituale, pieno di buoni sentimenti e altrettante buone intenzioni ma vuoto di concreti impegni, dovremmo tornare a riflettere e ad agire intorno alle domande lasciate aperte all'indomani del referendum sull'acqua pubblica vinto dai cittadini italiani a larga maggioranza nel 2011.

Questioni irrisolte, in buona parte, perché la politica – condizionata pesantemente da chi con la gestione dell'acqua potabile mira a fare soltanto buoni affari e finanza di basso profilo – ha accuratamente evitato di riorganizzare l'intero sistema della gestione della risorsa idrica nella direzione che aveva chiaramente indicato il popolo sovrano. Ma l'Italia, proseguendo con la privatizzazione della gestione della risorsa idrica e dei suoi proventi, si pone in controcorrente rispetto a molti altri paesi del mondo. 

Se n'è discusso in un interessante convegno organizzato dal gruppo parlamentare di M5S e, in particolare dalla deputata Federica Daga, lo scorso 20 marzo a Roma. Lì abbiamo ascoltato le voci delle esperienze di ripubblicizzazione dell'acqua potabile non proprio di cittadine di provincia, come Parigi (Anne Le Straat, già vice sindaca di Bertrand Delanoë e responsabile del processo di rimunicipalizzazione dell'acqua del 2008) e Berlino.

Dal Ghana alla Germania, dall’Argentina all’Ungheria, dalla Malesia alla Francia, passando per la Bolivia: più di 180 città, in più di 35 Paesi in tutto il mondo, hanno ripubblicizzato il servizio idrico integrato, dimostrando come questa operazione, oltre ad essere una scelta eticamente e socialmente giusta, è anche economicamente conveniente.

Durante il convegno, Mauro Meggiolaro di Meriam Research (insieme a Studio Lillia), ha presentato una analisi finanziaria di Acea Ato 2 che, autorizzati dagli autori e dai committenti, pubblichiamo qui sul nostro sito. Acea Ato 2 è controllata da Acea SpA al 96,5% (la quale è, a suo volta, controllata al 51% dal Comune di Roma). In breve, lo studio dimostra come Acea Ato 2 sia gravata da un debito enorme (soprattutto verso Acea SpA, che funziona sostanzialmente come banca per Acea Ato 2), ammontante a 760,248 milioni di euro al 31.12.2015.

Come è stato possibile ciò, in una azienda che ha sempre garantito agli azionisti una remunerazione del capitale di circa il 10% nel periodo 2012-2015, successivo al referendum che pure aveva cancellato la remunerazione garantita per legge al 7%?

Semplice e pericoloso, insieme: la cancellazione della remunerazione garantita si è accompagnata ad un aumento delle tariffe, giustificato dalla previsione di investimenti nella rete nel periodo 2012-2015 pari a 951,8 milioni di euro. Solo che, mentre l'aumento delle tariffe ha garantito un aumentato afflusso di cash nelle casse dell'azienda, gli investimenti sono stati fatti in misura minore del previsto (576 milioni, anziché i preventivati 951,8). Perché? Ovvio: se si fossero fatti tutti gli investimenti previsti, gli ammortamenti non avrebbero garantito i livelli di remunerazione del capitale investito e gli azionisti – a partire da quello di riferimento, cioè il Comune di Roma al 51% - non avrebbero incassato cedole milionarie ogni anno. Così i cittadini hanno pagato di più l'acqua per migliorare l'acquedotto, ma gran parte dei loro soldi sono andati a remunerare gli azionisti privati, (tra i quali spiccano per quote detenute il Gruppo Caltagirone e Gruppo Suez) e pubblici. E' un sistema perverso anche perché Acea Ato 2 sarà presto soffocata dai debiti. Lo studio presentato da Meggiolaro propone una ipotesi possibile di ripubblicizzazione che comporti anche un piano di rientro dai debiti che, invece di redistribuire gli utili, prevede che esso resti nell'azienda così che esso possa coprire le rate del debito. Nel giro di 15 anni Acea Ato 2, nuovamente pubblica, sarebbe risanata e potrebbe tornare a garantire acqua di buona qualità per i romani e non cedole milionarie per gli azionisti. Si può fare. Occorre una forte volontà e indipendenza politica dell'azionista di riferimento, ovvero il Comune di Roma, ora guidato dal M5S, che avrà l'onere di dimostrare che le sue buone intenzioni in fatto di beni comuni saranno avvalorate da concrete decisioni amministrative.

Intanto, Fondazione Finanza Etica – su richiesta e in collaborazione con il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua – intende nel corso del 2017 porre questi temi con forza nell'assemblea degli azionisti di Acea svolgendo in quella sede un'attività di azionariato critico, con l'obiettivo di spingere il Comune di Roma a perseguire la strada della ripubblicizzazione della gestione della risorsa idrica integrata, come hanno fatto altre capitali europee e mondiali.

Clicca qui per leggere icon l'Analisi Finanziaria su Acea Ato 2 della Meriam Research.

 

Photo credit: Dirklaudio via Foter.com / CC BY

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