La Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Greenpeace, Amnesty International e Re:Common si preparano per la stagione 2014 delle assemblee generali annuali. L'assemblea di Eni è fissata per l'8 maggio, mentre quella di Enel è programmata per il 22 maggio. Già dal 15 aprile sapremo se il governo italiano, che è l'azionista di maggioranza sia per Eni che per Enel, avrà deciso di riconfermare l'amministratore delegato d Eni, Paolo Scaroni, e quello di Enel, Fulvio Conti, per la quarta volta.
In una lettera indirizzata al governo, FCRE, Greenpeace e Re:common chiedono regole più rigide per la valutazione delle competenze dei candidati per il nuovo consiglio Enel, tenuto conto che spesso nel passato le loro scelte sono state condizionate da interessi politici. Una seconda lettera è stata spedita dalla FCRE e da Amnesty International ad alcuni Investitori Socialmente Responsabili e ad alcuni Fondi Pensione che investono in azioni Eni, al fine di rendere questi consapevoli dei rischi connessi all'inquinamento ambientale nel delta del Niger e in Kazakhstan.
Le "Assemblee di quest'anno sono cruciali", ha dichiarato Andrea Baranes, presidente della Fcre. "Per la prima volta dal 2008 vediamo una reale possibilità che la governance sia di Enel che di Eni possono essere migliorate. Le due società sono sotto riflettori del Parlamento italiano e della società civile, come non mai prima. Non ci sono mai state condizioni migliori di queste per gli azionisti critici”.
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Nomine pubbliche: via Conti e Scaroni, ma con nuove strategie, di Mauro Meggiolaro, Blog de Il Fatto Quotidiano, 12 Aprile 2014
 
Il Governo del Kazakistan intende fare richiesta di 737 milioni di dollari come risarcimento per i danni subiti a causa del consorzio petrolifero internazionale per lo sviluppo dell'area estrattiva del Kashagan-Mar Caspio, l'ultimo colpo per il megaprogetto da 50 miliardi di dollari. Il ministro dell'ambiente Kazako ha annunciato lo scorso venerdì che intende imporre una multa di 737 milioni di dollari al consorzio e alla Agip KCO, l'unità dell'italiana Eni che gestisce il progetto, a causa dei danni ambientali causati da una fuga di gas nel settembre scorso che ha fermato la produzione del giacimento. Il Ministro dell'ambiente del Kazakistan ha detto che tra settembre e ottobre sono stati bruciato2,8 milioni di metri cubi di sostanze tossiche o "gas acido", con conseguente "inquinamento atmosferico".

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