Con i nostri soldi

Come vengono usate male le nostre tasse e come potremmo usarle meglio
 
Baranes Andrea; Nascia Leopoldo
Ponte alle Grazie  (collana Inchieste) Editore, 2014

Di fronte a una crisi che sembra non avere fine, il messaggio in arrivo dalle istituzioni europee e internazionali e da buona parte del mondo politico è univoco: dobbiamo “rimettere a posto i conti pubblici”. L'Italia ha un rapporto debito / PIL superiore al 130%, mentre i vincoli europei impongono un limite massimo del 60%. Ci siamo abituati a vivere “al di sopra delle nostre possibilità” con un eccesso di welfare e di spesa pubblica, oggi non ci sono alternative a sacrifici e austerità.

Di fatto tale visione si inserisce in oltre un ventennio di pensiero neoliberista che vede lo Stato come una zavorra costosa da tagliare per ridurre il debito. La definizione stessa dello Stato, senza essere stata messa in discussione, è cambiata. I servizi e i beni pubblici, fino a pochi anni fa decisivi per il benessere dei Paesi sono stati messi in secondo piano lasciando al mercato anche il ruolo di fornitore di beni e servizi ex pubblici (privatizzazioni) e allo Stato quello di fornitore di infrastrutture per le imprese. Settori essenziali del welfare, fino a pochi anni fa considerati diritti conquistati in decenni di lotte, sono oggi inquadrati in un'ottica assistenzialista se non residuale per chi non può permettersi l'accesso al mercato.

Partendo da tali consdierazioni e da alcune definizioni il testo cerca di analizzare se le cose stanno veramente così, se la spesa pubblica in Italia è “eccessiva”, cosa è cambiato negli ultimi anni, se lo Stato è solo spesa pubblica, come vengono impiegati i soldi delle nostre tasse, quale sia il ruolo della Pubblica Amministrazione e delle autonomie locali. Il lettore viene guidato nella comprensione del funzionamento dei conti dello Stato, quali spese sono davvero “inefficienti”, quale sia stata l'evoluzione del debito pubblico e quali saranno nei prossimi anni gli impatti dei vincoli europei, dal Fiscal Compact in poi, e del pareggio di bilancio inserito nella stessa Costituzione.

Se è vero che esistono enormi sacche di inefficienza, è altrettanto vero che troppo spesso si confonde l'andamento attuale con principi e indirizzi di fondo. Le inefficienze “dimostrerebbero” la necessità di ridurre il ruolo del pubblico nell'economia e nella società. E' un alibi che viene riproposto con ancora più forza dopo lo scoppio di una crisi dovuta, è bene ricordarlo, al comportamento sconsiderato della finanza privata, non certo di quella pubblica.

Al contrario, dopo l'analisi della situazione attuale e di come ci siamo arrivati, viene mostrato come il problema non sia in una spesa pubblica “eccessiva” ma come questa vada riqualificata e cambiata, tanto dal lato delle entrate quanto da quello delle uscite, con un diverso utilizzo della leva fiscale e di istituzioni pubbliche quali la Cassa Depositi e Prestiti. Proposte e alternative concrete e praticabili, che riprendono l'esperienza di oltre un decennio di Sbilanciamoci!, la campagna promossa da 50 organizzazioni della società civile italiana per studiare la finanziaria (oggi Legge di stabilità) e mostrare come la finanza pubblica potrebbe e dovrebbe essere utilizzata per ridurre le disuguaglianze, per la creazione di posti di lavoro e per una riconversione ecologica dell'economia. Riprendendo uno slogan di Sbilanciamoci!, “per un'Italia capace di futuro”.

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