La cooperazione sociale e i movimenti cooperativi hanno rappresentato, in periodi storici di grande crescita, una risposta a bisogni economici intessuta di forti elementi valoriali - partecipazione, mutualità, ridistribuzione, difesa del lavoro - in grado di innescare processi di sviluppo locali e di comunità.
La scheda "Il movimento cooperativo e la cooperazione sociale" descrive lo sviluppo del movimento in Italia, dalle prime esperienze cooperative del periodo Giolittiano, con la nascita delle Società Operaie e le Società di Mutuo Soccorso, al riconoscimento nella Costituzione Italiana del 1948 (art. 45), alle forme attuali (cooperative sociali A e B, imprese sociali, consorzi...)  e alle attvità sempre orientate al sostegno del welfare del tessuto sociale, alla promozione del benessere delle comunità, del lavoro e dell'occupazione anche dei soggetti svantaggiati. 

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I dati diffusi dalle organizzazioni mondiali a partire dagli anni della crisi forniscono un quadro allarmante per quanto riguarda l'occupazione, in particolar modo quella giovanile, e gli investimenti in politiche di tutela ambientale. Milioni di posti di lavoro persi ogni anno - Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) ha dichiarato che i disoccupati a livello globale sono diventati 197 milioni nel febbraio 2013 e che saranno 210,6 milioni tra cinque anni - e pesanti tagli alla spesa per l'ambiente. I Green Jobs, i lavori verdi, rappresentano una concreta via d’uscita dalla crisi, che coniuga l’incremento dell’occupazione con la tutela dell’ambiente. Se ne parla in questa scheda in cui si raccoglie un quadro generale e normativo a livello europeo nonchè l'esperienza sperimentale del progetto GJUSTI - Green Jobs - Università, Scuola, Territorio ed Impresa - promosso e realizzato dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica con il sostegno economico della Fondazione Cariplo e la collaborazione della Fondazione Roberto Franceschi di Milano e i Git di Milano e Milano Est di Banca Etica.

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L'impresa sociale è definita un'evoluzione dell'economia sociale, dalle cooperative alle società mutualistiche, con numerose sfaccettature dal punto di vista politico e sociale, anche su un piano internazionale. Di fatti l'impresa sociale è quel fare impresa che riesce a coniugare obiettivi economici senza sacrificare obiettvi di benessere sociale tanto da essere individuata oggi come un concreto modello di sviluppo sostenibile. In questa scheda, a cura di Solidare, si spiegano i principi che caratterizzano il fare impresa sociale, le iniziative europee a riguardo e le connessioni e le potenzialità di sviluppo nei Paesi del Sud del mondo.

 

Documento L'impresa sociale come vettore di sviluppo sostenibile, scheda n. 21, Aprile 2013

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Il crimine organizzato si fa impresa, esce dai tradizionali settori dell'illecito dando vita così ad una “mutazione” evidente soprattutto nel nord del nostro paese. Parliamo di un “fenomeno” che contabilizza ricavi tra 17,7 e 33,7 miliardi di euro (in media i ricavi illeciti ammontano all’1,7% del PIL). Alle conseguenze della crisi si sommano le conseguenze dell'economia illegale che mette inginocchio le imprese sane italiane: situazione così grave da aprire agli inizi del 2012, in occasione del decreto Cresci Italia, un dibattito dibattito sulla necessità dell'intervento dello Stato per l'introduzione di strumenti atti a riconoscere e salvaguardare le imprese sane.

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Le banche e la finanza in generale giocano un ruolo fondamentale nel sistema economico. Possono allocare i capitali che ricevono da clienti e risparmiatori verso alcune attività piuttosto che altre, favorendone o penalizzandone lo sviluppo. La crisi degli ultimi anni ha purtroppo mostrato gli impatti negativi di un sistema finanziario orientato alle attività speculative e alla massimizzazione del profitto nel più breve tempo possibile, mentre interi settori dell'economia e della società soffrono il credit crunch, ovvero la mancanza dei crediti e dei finanziamenti necessari.

Anche all'interno dell'economia reale, molto spesso le banche sono state accusate di finanziare progetti con pesanti ricadute sul piano sociale e ambientale. L'esempio del settore energetico è forse quello più evidente. Enormi finanziamenti, tanto da parte delle istituzioni finanziarie pubbliche quanto del sistema privato, orientati verso progetti con enormi impatti sull'ambiente e sulle popolazioni, dai combustibili fossili al nucleare alle grandi dighe. 

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