Aumenta la povertà in Italia

8.370.000 i poveri in Italia.
Sono questi i dati del rapporto Caritas-Fondazione Zancan 2010

In Eticamente: persona, economia, finanza

Novembre 2010
Di Sabina Siniscalchi

Nell’ultimo anno in Italia il numero dei poveri è drammaticamente cresciuto: 560 mila in più rispetto all’anno prima. Ai poveri di sempre: donne sole con bambini, anziani, immigrati, si sono aggiunti gli italiani senza lavoro. Sono questi i dati del  rapporto Caritas-Fondazione Zancan 2010.
In totale le persone che vivono in povertà nel nostro paese sono 8 milioni e 370 mila. Come è risaputo, la povertà colpisce soprattutto le regioni del Sud, le famiglie numerose o mono parentali, chi ha bassi livelli di istruzione, tuttavia, afferma il Rapporto, ''sempre più famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere”.
Rientrano ormai nella galassia della povertà relativa le persone 'impoverite', che pur non essendo povere, vivono in una situazione di forte fragilità economica; persone che, a causa della crisi, hanno dovuto modificare, in modo anche sostanziale, il proprio tenore di vita, privandosi di beni e servizi, di cui precedentemente usufruivano.
L’impatto psicologico di questa caduta verso il basso è drammatico: aumento della conflittualità famigliare, della violenza domestica e della dipendenza da alcool e gioco d’azzardo.
Gli oltre 150 Osservatori diocesani delle povertà e gli altri centri di ascolto, attivati sul territorio dal mondo del volontariato, registrano un aumento del 25% del numero di persone che chiedono aiuto, un  aumento che interessa in ugual misura tutte le regioni d'Italia; gli utenti sono sempre meno singoli individui e sempre più interi nuclei familiari e gli italiani sono sempre più numerosi: il 40% in più, nell’ultimo anno.
Il rapporto Caritas-Zancan lo conferma: la crisi sta falciando posti di lavoro e aggredisce il potere di acquisto non solo delle fasce sociali deboli, ma anche di coloro che avevano un tenore di vita decoroso.
A dispetto delle rassicurazioni profuse dai rappresentanti del Governo, la crisi c’è e ormai si vede!
Finora il risparmio delle famiglie, tra i più elevati in Europa, ha consentito di far fronte alle difficoltà economiche, ma ormai il fieno accumulato in cascina con tanti sacrifici, soprattutto dai nostri padri, si sta esaurendo.
I più colpiti dall’incertezza sono i giovani, la cui disoccupazione aumenta più rapidamente di quella degli adulti; secondo un recente studio di Eurostat intitolato “Sharp increase in unemployment in the EU”, l’Italia è il paese in cui più marcato è il differenziale tra disoccupazione generale e disoccupazione giovanile, quest’ultima raggiunge ormai il 26,8% (il 29% nel caso delle ragazze) rispetto a una media dell’8,4% tra gli adulti.
Nel nostro paese, un giovane su quattro non ha lavoro, c’è da chiedersi come potrà costruirsi una famiglia, avere dei figli, inserirsi nel contesto sociale, sfuggire al disagio.

Ma di questo la classe politica sembra preoccuparsi solo a parole, nei fatti si tagliano i fondi e si chiudono i progetti che potrebbero offrire ai giovani  un minimo di sicurezza economica: dalla stabilizzazione dei precari al reddito d’inserimento.
In aggiunta, tutti i fondi con destinazione sociale sono stati falcidiati dalle ultime finanziarie: quello per le politiche giovanili, per il servizio civile, le pari opportunità, gli asili nido, ma anche i fondi per la famiglia, l’immigrazione e la non autosufficienza.
La Social Card, sbandierata come rimedio universale, non ha funzionato: secondo il rapporto Caritas-Zancan, offre un sollievo temporaneo a pochi, ma non garantisce una fuoriuscita dignitosa dalla povertà.
I poveri sono davvero troppi in un paese in cui le risorse economiche sono saldamente concentrate nelle mani di pochi: secondo i calcoli dell’ISTAT e della Banca d’Italia, il 10% delle famiglie detiene il 26,3% del reddito totale e il 45% di tutta la ricchezza. L’1% delle famiglie più ricche possiede una ricchezza pari a quella del 60% delle famiglie meno abbienti.
L’Italia, assieme all’Inghilterra e all’Estonia, è tra i paesi europei con più forte ineguaglianza sia nei redditi che nelle retribuzioni.
Forse bisognerebbe cominciare a ragionare non solo di povertà, ma di ingiustizia.

Sabina Siniscalchi
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