Terra Futura un laboratorio di sperimentazione per il cambio di rotta

Dieci anni fa partiva l'esperienza di Terra Futura, dopo il successo e l'enorme partecipazione del primo Social Forum Europeo che si tenne a Firenze. L'idea su cui è nata Terra Futura era semplice quanto innovativa: unire l'analisi teorica con l'esperienza pratica, mettere a confronto sui temi e le grandi sfide che ci troviamo a vivere ricercatori, organizzazioni e reti della società civile, imprese, amministratori e semplici cittadini. Proponendo da un lato incontri, dibattiti e approfondimenti con centinaia di relatori da tutto il mondo e dall'altro i prodotti e servizi di chi prova a mettere in campo delle proprie soluzioni, giorno dopo giorno.

Al tempo della prima edizione, nel 2004, il contesto era completamente diverso da quello attuale. Una sparuta minoranza di persone criticava il modello di sviluppo, le scelte politiche ed economiche, il ruolo della finanza, gli impatti sull'ambiente della produzione e del consumo, le ingiustizie tra Nord e Sud del mondo e anche all'interno dei singoli Paesi. Delle esperienze viste tutt'al più come delle nicchie di mercato, pittoresche ma senza un grande futuro.

Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Dopo lo scoppio della bolla dei mutui subprime negli USA, l'economia mondiale, e quella italiana in particolare, attraversano una fase di grande difficoltà. Forse non ha nemmeno più senso parlare di una crisi, o per lo meno il termine va spiegato almeno da tre punti di vista. Il primo è temporale: una crisi da l'idea di un fenomeno di rottura e di breve durata, qui stiamo parlando di un processo che dura da anni e che comporterà con ogni probabilità cambiamenti e impatti per gli anni a venire. In secondo luogo, se si vuole utilizzare il termine crisi, questo va declinato al plurale, e riguarda gli ambiti della finanza, dell'economia, dell'ambiente, del sociale, della democrazia. Il terzo piano è quello geografico con il sovrapporsi di differenti questioni che riguardano il piano locale, nazionale, europeo e internazionale.
Per rispondere all'ampiezza e alla profondità delle sfide e dei problemi, il primo cambiamento deve avvenire sul piano culturale. Occorre riconoscere una volta per tutte che il dogma economico neoliberista, vero e proprio pensiero unico degli ultimi trent'anni, ha miseramente fallito. Occorre mettere in campo un nuovo modo di pensare, di agire, di produrre, di consumare, di relazionarsi per creare un differente modello di sviluppo che sappia ricomprendere e superare le molteplici crisi che ci troviamo davanti.
Alcune di queste soluzioni erano quelle già presentate all'avvio di Terra Futura, dieci anni fa. Altre sono nate e si sono sviluppate nel frattempo. Oggi il dibattito su molti di questi temi è avanzato, e sono innumerevoli le proposte concrete. Dall'agricoltura biologica e a chilometro zero ai gruppi d'acquisto solidali, dal commercio equo all'efficienza energetica e alle rinnovabili, dalla finanza etica al turismo responsabile, dal software libero al riciclo a moltissime altre, quelle che dieci anni fa erano al massimo considerate con curiosità e sufficienza sono oggi in molti casi dei percorsi obbligati. Una delle prove maggiori del loro successo è forse nel tentativo del modello dominante di replicarne alcune caratteristiche senza però rimettere in discussione le fondamenta dell'attuale sistema.
Anche per questo, molto rimane ancora da fare per un reale cambiamento di rotta. Il dibattito emerso negli ultimi anni sui Beni Comuni e sulla necessità di superare la dicotomia pubblico-privato, innescando reali meccanismi di partecipazione dei cittadini, ne è forse la manifestazione più evidente.
In questi dieci anni Terra Futura è stata più di una mostra-mercato di buone pratiche per la sostenibilità. È stata un laboratorio di sperimentazioni lungo ognuna delle direttrici precedentemente menzionate. Temporale, proponendo soluzioni durature e al tempo stesso innovative. Cercando di proporre un modello finanziariamente ed economicamente solido, ambientalmente sostenibile, rispettoso dei diritti sociali e delle lavoratrici e dei lavoratori e che garantisca la democrazia e la partecipazione di tutte le persone interessate. Provando a conciliare, infine, gli aspetti locali con la dimensione globale delle tematiche affrontate. 
È questo mix che vogliamo proporre nella decima edizione che si terrà dal 17 al 19 maggio 2013, come ogni anno alla Fortezza da Basso di Firenze. La speranza è che se questi dieci anni sono stati spesi per sperimentare e introdurre nuovi modelli, i prossimi dieci siano quelli in cui li metteremo in pratica su larga scala per la realizzazione della terra futura che desideriamo.

Andrea Baranes - Fondazione Culturale Responsabilità Etica

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