Il 26 febbraio scorso il gigante italiano del petrolio Eni, una delle due imprese su cui si concentrano le iniziative di azionariato critico della nostra Fondazione, ha reso nota una perdita di 8,8 miliardi di euro nel 2015. Nonostante le perdite registrate, il dividendo è stato confermato a 0,8 euro per azione, in linea con l'anno precedente (quando Eni ha però chiuso con un profitto di 1,3 miliardi di euro). Come sottolineato dall'economista italiano Alessandro Penati (link articolo), Eni ha generato un flusso operativo di cassa cumulato di 91 miliardi di euro, contro 97 miliardi di investimenti tecnici. Nonostante il saldo tra flusso di cassa e investimenti (- 6 miliardi), la compagnia ha continuato a distribuire dividendi per un totale di 27 miliardi di euro, quindi circa 3,8 miliardi all'anno nel periodo 2009-2015. 

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Trapelano nuove prove dallo scambio di e-mail tra gli alti dirigenti di Eni e Shell e mostrano che le imprese sarebbero state pienamente consapevoli del fatto che il destinatario finale del pagamento di 1,1 miliardi di dollari per la licenza OPL 245 non sarebbe stato il governo nigeriano ma Malabu Oil and Gas, una società di proprietà dall'ex ministro del petrolio nigeriano Dan Etete (condannato per riciclaggio di denaro in Francia nel 2007), nonostante le due multinazionali del petrolio continuino a sostenere il contrario.

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