Giovedì 8 maggio la Fondazione Culturale Responsabilità Etica (Fcre) ha partecipato all'assemblea degli azionisti di ENI come azionista critico. Prima dell'assemblea Fcre ha inviato a Eni circa 100 domande - in particolare sulla presenza di ENI e delle sue controllate in paesi a fiscalità agevolata - ai sensi dell'art. 127-ter del TUF. Alle domande è stato data risposta online sul sito di Eni il giorno prima dell'assemblea. Le domande e le risposte si possono leggere qui.

L'ultima assemblea dell'era Scaroni aveva 17 punti all'ordine del giorno tra cui la nomina dei nuovi amministratori, il voto consultivo sul piano di remunerazione e l'approvazione delle modifiche statutarie sui requisiti di onorabilità e sui compensi dei consiglieri proposte dal ministero del tesoro, maggiore azionista ENI con il 30% del capitale.
In sala assieme a Mauro Meggiolaro, che rappresentava la Fondazione, c'erano anche tre rappresentanti di Amnesty International Italia (tra cui il nuovo direttore Gianni Rufini), Elena Gerebizza di Re:Common e quattro rappresentanti dell'ONG britannica Global Witness (tra i quali il direttore Simon Taylor). Nel 2008, quando l'iniziativa è partita, in sala c'era solo la Fondazione. Oggi partecipano come azionisti anche altre organizzazioni della società civile, segno che - grazie a FCRE - l'azionariato critico viene riconosciuto sempre di più come strumento complementare alle campagne delle associazioni ambientaliste e per i diritti umani.

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La Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Greenpeace, Amnesty International e Re:Common si preparano per la stagione 2014 delle assemblee generali annuali. L'assemblea di Eni è fissata per l'8 maggio, mentre quella di Enel è programmata per il 22 maggio. Già dal 15 aprile sapremo se il governo italiano, che è l'azionista di maggioranza sia per Eni che per Enel, avrà deciso di riconfermare l'amministratore delegato d Eni, Paolo Scaroni, e quello di Enel, Fulvio Conti, per la quarta volta.
In una lettera indirizzata al governo, FCRE, Greenpeace e Re:common chiedono regole più rigide per la valutazione delle competenze dei candidati per il nuovo consiglio Enel, tenuto conto che spesso nel passato le loro scelte sono state condizionate da interessi politici. Una seconda lettera è stata spedita dalla FCRE e da Amnesty International ad alcuni Investitori Socialmente Responsabili e ad alcuni Fondi Pensione che investono in azioni Eni, al fine di rendere questi consapevoli dei rischi connessi all'inquinamento ambientale nel delta del Niger e in Kazakhstan.
Le "Assemblee di quest'anno sono cruciali", ha dichiarato Andrea Baranes, presidente della Fcre. "Per la prima volta dal 2008 vediamo una reale possibilità che la governance sia di Enel che di Eni possono essere migliorate. Le due società sono sotto riflettori del Parlamento italiano e della società civile, come non mai prima. Non ci sono mai state condizioni migliori di queste per gli azionisti critici”.
Leggi anche: 
Nomine pubbliche: via Conti e Scaroni, ma con nuove strategie, di Mauro Meggiolaro, Blog de Il Fatto Quotidiano, 12 Aprile 2014
 

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